Dissenteria: affrontala così

Nei cambi di stagione è più probabile incappare in questo disturbo, ma esistono rimedi semplici da attuare anche a casa.

Con la consulenza del prof. Italo De Vitis, specialista in Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva, professore aggregato all’ Università Cattolica Sacro Cuore, dirigente UOC di Medicina Internae Gastroenterologia UCSC Columbus, Roma.

 

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La diarrea è un disturbo che tutti abbiamo avuto, almeno una volta nella vita. Un malessere che colpisce grandi e bambini e che, in due casi su tre, presenta forme acute (durata di una – due settimane) più frequenti nei periodi di cambio delle stagioni, soprattutto in estate quando, per le temperature elevate, le variazioni climatiche, l’uso di cibi crudi come frutta e verdura, poco cotti, mal conservati o di acqua non potabile, si verifica una maggiore proliferazione delle forme batteriche che possono essere trasmettitori dell’infezione. In alcuni casi il disturbo si risolve da solo o grazie a rimedi che possono essere attuati anche in casa. Ma se il sintomo persiste per oltre un mese, si parla di diarrea cronica e ciò può essere la spia di qualcosa che non va a livello dell’intestino, sia tenue sia crasso, ed è consigliabile rivolgersi al medico per indagare con esami più approfonditi.

 

I fattori scatenanti

Specie nelle forme acute, le principali cause sono infettive, oppure legate a stati di malassorbimento (forme di allergia o di intolleranza alimentare e malattia celiaca). Rettocolite ulcerosa e malattia di Crohn sono responsabili, oggi, di un gran numero di diarrea cronica dell’adulto. Anche l’infiammazione dei diverticoli del colon può scatenare diarrea. E, specie nell’età geriatrica, esistono alterazioni della vascolarizzazione della parete intestinale (colite ischemica) che possono esordire sottoforma di diarrea.

 

Quella del viaggiatore

È un disturbo comune a molte persone che viaggiano nei Paesi molto caldi e nei Paesi Tropicali. Ecco 10 suggerimenti per evitare questo disturbo:

1 Utilizzare solamente acqua contenuta in bottiglie sigillate sia per bere sia per lavare i cibi, ma anche per lavarsi i denti.

2 Assumere solo bevande servite chiuse nella loro bottiglia originale.

3 No ai succhi di frutta, frullati o cocktail preparati sul posto.

4 Evitare accuratamente di consumare la frutta con la buccia.

5 Evitare di mangiare qualsiasi tipo di verdura (insalata o altro) cruda.

6 Non bere bevande col ghiaccio (l’acqua usata per preparare il ghiaccio, infatti, potrebbe essere contaminata).

7 Evitare i frutti di mare crudi.

8 Non bere latte crudo, né suoi derivati (latticini, formaggi…). Devono essere pastorizzati.

9 Non mangiare carne cruda.

10 Evitare piatti a base di uova crude (maionese, zabaione, creme…).

 

I probiotici funzionano?

Sui fermenti lattici i pareri sono discordi: male non fanno, ma non si sa come agiscano e se si tratti solo di un effetto placebo. Sono comunque consigliati dopo una terapia antibiotica, in particolare quelli ad alta concentrazione e con abbinamento di inulina (un polisaccaride che stimola la crescita di bacilli endogeni e lo sviluppo di difese immunitarie locali) per ricreare una habitat intestinale adeguato e persistente, con un periodo di trattamento

di 2-3 settimane. Ovviamente anche lo yogurt è un alleato, in quanto favorisce la crescita di lattobacilli e quindi aiuta a ripristinare una adeguata flora batterica. Durante la fase di diarrea acuta, meglio utilizzare solo quello bianco a cui abbinare un po’ di frutta fresca (per esempio banane), evitando quelli ricchi di zucchero, di additivi e già contenenti o insaporiti alla frutta, perché proprio la presenza di questi ingredienti (zuccheri che fermentano e quindi in grado di incrementare meteorismo e diarrea) sono poco utili.

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L’idratazione

È molto importante combattere fin dall’inizio la disidratazione che accompagna la diarrea. I sintomi della perdita importante di liquidi devono essere controllati con acqua o liquidi chiari (brodo vegetale, tè, succhi, spremute o frullati di frutta fresca) e aggiunta di zuccheri facilmente assorbibili e sali minerali (in commercio esistono molti prodotti pronti per l’uso o da sciogliere in acqua).

Le medicine

Per far fronte ai primi sintomi, almeno inizialmente, si possono utilizzare farmaci come antispastici o antidolorifici. La loperamide, un antidiarroico, se usata in eccesso o in abbinamento ad altri farmaci, come può capitare negli anziani, può dare momentanea “paralisi” intestinale, quindi è un medicinale da prendere solo come emergenza. Ma sull’uso cronico meglio affidarsi al medico (non più di 3-4 compresse al giorno per 4-5 giorni). Quindi, dopo un’accurata valutazione, il medico potrà consigliare di iniziare una cura a base di antibiotici per le forme infettive; antinfiammatori o immunomodulatori nelle malattie infiammatorie croniche intestinali.

Cosa mangiare

Specie se la diarrea è profusa (più di 4-5 scariche al giorno) e se associata a nausea e vomito, occorre solo bere ed evitare l’assunzione di cibo almeno nel prime 24-48 ore. Quando ricomincia l’appetito, si può iniziare da una cosiddetta “dieta in bianco” con riso bollito o crema di riso, carni bianche o pesce lesso con patate lesse e frutta grattugiata, distribuiti tra pranzo e cena fino a normalizzazione dell’alvo e della consistenza delle feci.

I cibi da evitare

Nella fase di diarrea, è bene rinunciare ad alimenti piccanti, speziati, dolci con crema, panna, cioccolata, latte e derivati freschi, fritti e soffritti. Attenzione anche, soprattutto nella stagione calda, alla corretta preparazione e alla conservazione dei cibi.

Quando andare dal medico

Se la situazione non migliora o sopraggiungono sintomi di allarme (febbre persistente nonostante le cure, stato saporoso, dolori e scariche resistenti alla terapia, diarrea ematica…), è bene consultare il proprio medico o recarsi al Pronto soccorso. Di fronte a una condizione di diarrea, occorre verificare con esami del sangue e delle feci (chimico, colturale, parassitologico) la natura dell’alterazione. A seconda del tipo di diarrea, acuta o cronica, il medico decide se eseguire test strumentali come l’ecografia dell’addome per valutare la compromissione del fegato, delle vie biliari e del pancreas o test più invasivi, come la colonscopia corredata da biopsie, per verificare l’eventuale infiammazione dell’organo. La presenza di dolore e di scariche notturne, di alterati indici di flogosi (infiammazione), in particolare l’aumento della calprotectina fecale, sangue nelle feci, perdita di peso o l’improvviso cambiamento delle abitudini intestinali sono indici di malattie organiche da non sottovalutare (specie dopo i 50 anni si impone un’attenta valutazione perché potrebbero essere spia di condizioni di precancerosi o di tumori intestinali).

Dissenteria: affrontala cosìultima modifica: 2014-01-02T12:31:18+01:00da elena1973b
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